CONSIDERAZIONI SU "LA VICENDA HESSDALEN" (*)

di Michele Moroni
calimero@venus.it

Ottobre, 2003

PREFAZIONE
Non mi dilungherò sull'evoluzione storica dei fatti; molto stringatamente vorrei ricordare che Teodorani (in collaborazione con la dott.ssa Gloria Nobili) ha pubblicato un articolo intitolato "EMBLA 2002: an Optical and Ground Survey in Hessdalen" (1) questo riassume i dati ottenuti durante la missione norvegese, riporta un'analisi spettrofotometrica sulle luci, osservate con diversi strumenti, e propone delle ipotesi non propriamente convenzionali sulla loro natura.
Matteo Leone ha ripreso l'articolo di Teodorani (2) sottolineando delle lacune nella metodologia di studio e alcuni errori procedurali che invaliderebbero le sue conclusioni. Riprendendo quindi i dati pubblicati da Teodorani, si accorge che una procedura plausibilmente più corretta rende i risultati dell'analisi spettrofotometrica compatibili con la presenza di fari d'automobile. Ad ulteriore sostegno di questa ipotesi Leone afferma che, durante il suo soggiorno in Norvegia, ha osservato attraverso un piccolo telescopio amatoriale la stessa identica luce mentre veniva ripresa da Teodorani, accorgendosi chiaramente che si trattava dei fari di un autoveicolo.
Massimo Teodorani, con la sua consueta velocità, ha replicato a Matteo Leone (3) con un articolo infarcito di accuse sul piano umano e personale ma molto povero di contenuti scientifici degni di un ricercatore affermato. Faccio veramente fatica a immaginare che quella risposta appartenga ad una persona in generale posata e razionale come Teodorani e che, invece, non provenga da qualche ufologo estremista, magari anche un po' paranoico.
Posso pensare che in quel momento Teodorani stesse passando un brutto momento per motivi personali e confido che in futuro ritrovi la giusta serenità per prendere parte in maniera civile ad un dibattito scientifico.
Certamente il dibattito tra Leone e Teodorani non si è limitato ai due ricercatori; infatti numerose persone hanno preso la parola per sostenere le tesi dell'uno o dell'altro. Purtroppo mi sono reso conto che la quasi totalità di coloro che sono intervenuti nei canali telematici hanno letto i due reports superficialmente, spesso limitandosi ai riassunti e non capendone i punti essenziali; molti hanno quindi espresso una opinione basandosi su parametri come la simpatia piuttosto che sull'appartenenza a vari gruppi di ricerca, senza avere l'effettiva capacità di valutare i contenuti scientifici dei reports. Non starò a perdere tempo per commentare questo atteggiamento (purtroppo comune in ufologia), il quale spinge certa gente a tentare di imporsi su questioni complesse pur non avendone la competenza, generando solo rumore e confusione.
Degno di lode invece l'intervento di altri ricercatori, primi tra tutti Iacopo Nicolosi e Nicoletta Ricchetti (4), che avendo una competenza e una formazione professionale adeguata hanno costruttivamente contribuito a mettere in luce alcune debolezze del Rebuttal di Matteo Leone.
Fatta questa doverosa premessa vorrei entrare in qualche considerazione più specifica e più tecnica.
Personalmente ritengo che il report di Teodorani sia carente sotto diversi aspetti e che contenga alcuni errori sparsi, alcuni già sottolineati da Matteo Laone, altri fino ad ora completamente inosservati.
Ciò non vuol dire necessariamente che Teodorani abbia fatto un brutto lavoro, che sia uno scienziato mediocre o altre cose peggiori (la mia opinione è invece completamente opposta); vuol dire semplicemente che l'articolo è stato quantomeno scritto un po' troppo superficialmente e quindi non permette al lettore esperto di trovare alcune risposte a domande che sorgono spontanee durante la lettura attenta.
Nemmeno l'articolo di Matteo Leone è privo di errori e incongruenze, ma nel complesso mi sembra che le sue argomentazioni costruiscano una struttura con solide basi alle quali Teodorani deve rispondere dettagliatamente, lasciando da parte stupide accuse di debunking o complotti diffamatori.

Entro ora nei dettagli del report di Teodorani, riagganciandomi ad alcune cose che ha già detto Leone e osservandone altre.

FOTOMETRIA
PUNTO1 Nel paragrafo intitolato"photometry" (pag. 7) si legge:

"By applying the technique of 'aperture photometry' to the photographic sequence of Figure 1, it was possible to estimate an order of magnitude of the energy emitted by the light-phenomenon.
This task has been accomplished by using the software Iris, after previous enhancement and resizing (image interpolation) operations have been carried out by using software Adobe Photoshop 5.5, by means of which small portions of a given photograph have been taken. Aperture photometry has been then applied by measuring the light-phenomenon on photo-frames by using concentric circles whose external radius matches exactly the radius of the light ball: in this way the apparent luminosity is directly calculated as a value in Erg/sec, then by multiplying by a factor 1x10-7, the same parameter is obtained in Watts"

A parte il fatto che l'unità di misura è sbagliata (la luminosità apparente deve essere espressa in Erg s-1cm-2 oppure in W cm-2, sicuramente un errore di distrazione) non è per niente chiaro come Teodorani ottenga i valori della luminosità apparente, tabulati in fondo a pagina 7. Infatti il software Iris fornisce solamente il numero di conteggi associato alla sorgente nella banda spettrale considerata; questo è un numero in prima approssimazione proporzionale alla luminosità apparente dalla sorgente nella banda di sensibilità del sensore. Bisogna però fare attenzione alla costante di proporzionalità che non è nota a priori (tecnicamente è data dalla convoluzione dell'efficienza quantica con la curva di densità spettrale della sorgente, il tutto moltiplicato per un'altra costante nota). Quindi il software Iris fornisce solamente la magnitudine apparente associata al numero di conteggi della sorgente (previa una calibrazione con una sorgente nota).
Come Teodorani abbia potuto associare un valore in Erg s-1cm-2 dicendo che è "directly calculated" dal software a me sfugge completamente... quindi direi che questo è il primo punto dove è necessario avere dei chiarimenti.

PUNTO 2 Ammettendo che le misure discusse al punto 1 siano esatte mi sembra che Teodorani assuma in maniera completamente arbitraria che la sorgente emetta uniformemente in tutte le direzioni. Basandosi su questa ipotesi ricava la luminosità assoluta (questa volta con le unità di misura corrette). Tuttavia l'assunzione di radiatore isotropo non è necessariamente verificata e non credo esista modo di provarla (se non con due osservazioni contemporanee da postazioni lontane l'una dall'altra). Nel caso la luce emetta in maniera diversa in diverse direzioni la valutazione della luminosità assoluta sarebbe completamente priva di senso. Ormai da 16 mesi si mormora di presunte osservazioni triangolate, ma per ora non è stato pubblicato nulla... sinceramente incomincio a dubitare che esistano.
In questo passaggio Teodorani assume anche che la durata dell'evento sia 5 secondi perchè questa è la durata media per l'apparizione di quella specifica luce, la quale si ripeteva in diverse serate sempre nella identica posizione; ciò significa solamente che non ha misurato la sua durata e la sta solo stimando (introducendo una possibile fonte di un pesante errore).

PUNTO 3 Teodorani valuta la distanza della luce in 9 km sulla base di certe ipotesi... diamole per buone, ma per ricavare il raggio della sorgente decide stranamente di fare un confronto con gli alberi sottostanti (pag. 7), che sono quelli della collina di Heggsethogda, posta a 4.5 km. Dal testo non è chiaro se sia stata introdotta la costante di proporzionalità adeguata. Non sarebbe stato più semplice calcolare le dimensioni sulla base del diametro angolare e distanza? Anche qui non mi sono chiare le ragioni di questa scelta.

PUNTO 4 Ammettendo che le misure al punto 1 siano esatte e che la luminosità assoluta non sia affetta dagli errori ipotizzati al punto 2 Teodorani calcola la temperatura equivalente della sorgente basandosi sull'assunzione che questa emetta come un corpo nero (nel caso lo spettro coincida con quello di corpo nero questa è anche la temperatura reale della superficie emittente, nel caso opposto non sono neanche parenti).
Matteo Leone ha fatto giustamente notare che c'è un errore (fra l'altro stupidissimo) che porta a sopravvalutare la temperatura di un ordine di grandezza. Infatti la temperatura efficace ricavata da Teodorani è esattamente quella che si ottiene inserendo nella formula di Boltzmann la luminosità assoluta nel sistema CGS e utilizzando la costante di Stephan-Boltzmann nel Sistema Internazionale. Teodorani, nella sua e-mail a Ufoitalia datata 18 maggio 2003 invece accusa incredibilmente Leone di non aver effettuato una conversione Erg s-1 / Watt; in realtà sia io che Matteo abbiamo avuto gli stessi risultati e quelli discordanti sono proprio di Teodorani. Sarebbe quindi il caso che Massimo Teodorani prendesse carta, penna e calcolatrice e si mettesse umilmente a rivedere i suoi calcoli. Qui c'è un errore sotto gli occhi di tutti e non si può negarlo con considerazioni generiche e accuse di debunking.

Riassumendo... la parte fotometrica è basata su 4 punti concatenati, di cui uno certamente sbagliato mentre gli altri 3 sono fortemente dubbi.

SPETTROSCOPIA
Massimo Teodorani ha utilizzato una pellicola diapositiva Kodak Ektachrome 100 ISO e uno spettrografo a bassa risoluzione (ROS=Rainbow Optics Spectroscope) per valutare la forma dello spettro continuo associato alla sorgente.

PUNTO 5 La scelta di analizzare lo spettro impressionato su una pellicola commerciale è difficilmente condivisibile. Infatti quello che la pellicola registra non è lo spettro "reale" della sorgente ma risente in maniera rilevante delle caratteristiche chimiche del supporto. Due diverse pellicole in generale forniscono spettri che differiscono anche sensibilmente l'uno dall'altro (specialmente per lunghezze d'onda molto alte o molto basse). Per ottenere lo spettro reale da una pellicola bisogna quindi tenere conto di questo problema operando una procedura chiamata deconvoluzione; questa procedura prevede la conoscenza della cosiddetta "matrice di risposta della pellicola", che sostanzialmente rappresenta la diversa sensibilità a diverse lunghezze d'onda. Se inoltre la diapositiva è stata acquisita tramite uno scanner è necessario tenere conto anche della matrice di risposta di questo strumento.
Matteo Leone ha fatto notare a Teodorani che lo spettro da lui riportato a pagina 11 assomiglia in maniera preoccupante all'andamento che ci aspetteremmo da un faro di automobile nel caso la procedura di deconvoluzione sia stata completamente ignorata e sia stato analizzato lo spettro strumentale puro.
Nella sua risposta alla critica di Leone a mio parere Teodorani ha eluso il problema, scrivendo solamente

"The sensitivity curve of the Kodak 100 Ektachrome film is not unknown to Teodorani et al. but the resulting spectrum, apart from some rough wavelength coincidences, is different from the sensitivity curve mostly because of different ratios between the three peak amplitudes and because of a much higher amplitude of the single peaks".

E' una buona replica, perché evita accuratamente di dichiarare "ho usato" o "non ho usato" la matrice di risposta adeguata alla combinazione pellicola/scanner. Inviterei quindi Teodorani a dirlo esplicitamente senza evitare il confronto su questo punto con giochi di parole.

Ammettendo per un momento che Teodorani abbia usato la matrice di risposta dichiarata dalla Kodak e dal produttore dello scanner (cosa che effettivamente non sembrerebbe) anche questa sarebbe sbagliata. Infatti la Kodak Ektacrome 100 non è una pellicola per astronomia ed è stata concepita e calibrata per luce diurna; ciò vuol dire che la matrice di risposta cambia radicalmente al di fuori dei termini di utilizzo classici dichiarati dalla casa; in particolare per esposizioni superiori al secondo ci sono dei forti sbilanciamenti cromatici che diventano sempre più consistenti all'aumentare dell'esposizione, per non parlare di un forte difetto di reciprocità specifica che è funzione non solo del tempo ma anche della lunghezza d'onda.
Nemmeno la Kodak conosce la forma esatta della matrice di risposta per tempi di esposizione molto lunghi (anche se presume uno shifting differenziale di entità ignota), quindi non credo proprio che Teodorani la conosca.
Ritengo quindi che non aver utilizzato un sensore CCD (al di là di errori procedurali) abbia fortemente limitato la precisione dell'analisi.

Concludendo, nutro fortissimi dubbi anche su questo punto, e chiedo chiarimenti a Teodorani (nella forma, nel modo e nei tempi che riterrà opportuni).

PUNTO 6 In tutto l'articolo di Teodorani non viene MAI dichiarato l'errore associato alle misure e quindi non si conosce l'entità del possibile errore associato alla fotometria. Nelle misure spettroscopiche la cosa è ancora più desolante, in quanto non solo non è dichiarato l'errore associato alla densità spettrale ma l'unità di misura è semplicemente dichiarata come "arbitrary units". Questa non curanza rende estremamente difficile applicare un test di comparazione tra gli spettri strumentali e i modelli teorici, lasciando quindi l'incolpevole Matteo Leone (e altri ricercatori) impossibilitato a provare le sue conclusioni con rigore scientifico. Un qualsiasi articolo scientifico senza una dichiarazione dell'entità dell'errore non sarebbe mai accettato da una rivista con referaggio, ma Teodorani questo lo sa bene, in quanto in tutti i suoi articoli "professionali" (davvero belli) presenta i dati con ben altra accuratezza e generosità di particolari.

CONCLUSIONI TEODORANI
Le conclusioni di Teodorani si basano sulla combinazione di dati fotometrici e spettroscopici ma le procedure di analisi in entrambi i settori sono spesso lacunose, descritte in maniera incompleta e in almeno un caso (punto 4) contengono degli errori.
Ritengo quindi che attualmente, A MENO DI SPIEGAZIONI ESAUSTIVE DAPARTE DEL DOTT. TEODORANI (che non dubito arriveranno presto) questo lavoro non possa essere considerato come punto di partenza per considerazioni interpretative e debba essere messo da parte.

REBUTTAL LEONE
Credo che il rebuttal di Matteo Leone  abbia solide basi; le considerazioni sull'articolo di Teodorani stanno in piedi (benché lo stesso Teodorani dica il contrario) e sono motivate in modo quantomeno "accettabile".
Accettabile non vuol dire che siano "esatte" o "incontestabili", ma piuttosto che sono degne di considerazione e possono essere prese come punto di partenza per una discussione.
Tuttavia anche il Rebuttal di Leone "pecca" in alcune cose

1b) L'intera procedura, finalizzata a dimostrare che siamo in presenza di fari di automobili, è basata in maniera quasi fideistica sulle misure di luminosità apparente riportate da Teodorani che, come ho detto al punto 1, mi lasciano piuttosto perplesso. Nel caso queste misure siano sbagliate il lavoro di Leone verrebbe parzialmente compromesso (rimarrebbe tuttavia validissima la procedura di analisi sviluppata).

2b) Come sottolineato da Iacopo Nicolosi e Nicoletta Ricchetti (4) Matteo Leone ha sbagliato alcune misure angolari; la strada da lui indicata, su cui si sarebbe trovata l'automobile è quindi invisibile dall'osservatore. Rimane aperta la possibilità che la strada sia sulla collina di Eggevollen, a 11 km di distanza, ma in questo caso, secondo i calcoli di Matteo, la luminosità assoluta sarebbe troppo grande per essere compatibile con dei fari d'automobile. Io comunque non mi preoccuperei troppo di questo problema fino a quando non ci sarà certezza sulle misure di luminosità apparente...ma se questi dati venissero confermati da Teodorani in modo rigoroso allora il solido castello di Matteo potrebbe scricchiolare.

3b) Matteo Leone ha dimostrato in termini qualitativi come lo spettro continuo sia somigliante a quello aspettato nel caso di fari d'automobile convoluto con una matrice di risposta "tipica" di una pellicola"... ma non fa il passo finale, ovvero confrontare lo spettro teorico e quello sperimentale con un test di compatibilità (come può essere il test Chi-quadro). Senza un test statistico Leone può dire "ci somiglia", Teodorani può rispondere "ci somiglia poco"... e non si andrebbe tanto lontano dalle opinioni soggettive.

A causa della non curanza di Teodorani nel valutare gli errori e nell'associare le unità di misura corrette, il test Chi-quadro non è facilmente utilizzabile, quindi capisco il motivo per cui Leone non l'ha proposto. E' comunque possibile utilizzare altri test di correlazione statistica che sono sicuro Matteo Leone (o Massimo Teodorani) pubblicheranno in futuro.

INFINE....
Spero che queste considerazioni vengano prese dai diretti interessati per quello che sono, ovvero delle puntualizzazioni su carenze metodologiche che rischiano di confondere la nostra conoscenza sui fenomeni di Hessdalen; sono quindi un punto di partenza e un invito a rivedere alcune cose per renderle più chiare e, nel caso, correggerle. Non dubito che i diretti interessati si faranno sentire presto, per contribuire a chiarire questi dubbi. Personalmente ritengo che il dott. Leone e il dott. Teodorani siano entrambi degli ottimi scienziati, dotati di spirito d'iniziativa e di inventiva nel risolvere i problemi più difficili... spero che in futuro collaboreranno per produrre dei lavori degni di nota, lasciando perdere accuse infamanti e prive di fondamento in un ambiente che non compete alla scienza.

(1) Teodorani, M. & Nobili, G. (2002, Ottobre). EMBLA 2002: An Optical and Ground Survey in Hessdalen. http://hessdalen.hiof.no/reports/EMBLA_2002_2.pdf
(2) Leone, M. (2003, Aprile). A rebuttal of the EMBLA 2002 report on the optical survey in Hessdalen.
http://www.itacomm.net/ph/rebuttal.pdf
(3) Teodorani, M. (2003, Aprile). M. Teodorani's reply to M. Leone's confutation of EMBLA 2002 paper.
http://members.xoom.virgilio.it/camelotchr/Download/2003/speciale05.htm
(4) Nicolosi, I. & Ricchetti, N. (2003, Maggio). A simplified digital elevation model of Hessdalen valley.
http://www.sassalboproject.com/documenti/hessdalen_3dmodel.pdf

 

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(*) l'intervento è originariamente apparso sulla mailing-list Ufo-italia il 26 ottobre 2003 e adattato per la pubblicazione online.

© Copyright (2003) Michele Moroni
© Copyright (2003) Comitato Italiano per il Progetto Hessdalen

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