HESSDALEN 2001:
VLF Report Radio ed
alcune proposte per le prossime Missioni


Di Flavio Gori

gori@mail630.gsfc.nasa.gov

Febbraio, 2002

 

Riassunto.

Si propone un approccio che si serve dello spettro radio al di sotto dei 12 kHz, nella ricerca sui fenomeni luminosi riportati nella valle norvegese di Hessdalen. In particolare si rivaluta il ruolo del rumore elettromagnetico di sottofondo, che si ipotizza essere in grado di darci importanti informazioni su eventuali fenomeni di bassa e bassissima potenza che potrebbero intermodularsi col rumore di fondo locale in banda VLF/ELF. Oltre alle motivazioni teoriche si riportano esempi di analisi al calcolatore dai quali si evincono perturbazioni nel rumore elettromagnetico, sul tipo di quelle ipotizzate per via teorica, sia in termini geometrici che di ampiezza.
Sono certamente necessarie ulteriori ricerche ed analisi allo scopo di validare o meno la nostra ipotesi che, al momento, risulta essere un originale approccio al problema.


In questo report, daremo alcune informazioni di base circa il lavoro svolto nella valle di Hessdalen, Norvegia, nell'agosto 2001.
E' importante innanzitutto sottolineare che stavamo cercando di svolgere una ricerca nel campo delle onde radio VLF nella zona.
Il fatto più importante da capire era quale tipo di rumore naturale elettromagnetico VLF potesse essere definito come situazione standard per poter capire come e quando qualcosa poteva riuscire ad influenzare in qualche modo l'ambiente EM locale, in particolare quando le luci del
Fenomeno Hessdalen apparivano.
Questo lavoro si è svolto utilizzando tre diversi ricevitori VLF: ELFO, con 2 antenne quadre, di due metri di braccio ciascuna, (1) il modello
WR3 con antenna a stilo di 60 cm ed un ricevitore VLF Inspire (http://image.gsfc.nasa.gov/poetry/inspire/) che è stato installato nella stazione Blue Box, connesso a 50 metri di dipolo. Sia WR3 che Inspire, sono semplici amplificatori del campo audio a banda larga, capaci di ricevere da 12 kHz fino a 300 Hz, verso in basso, senza particolari elementi filtranti

Le prime due notti, al Vista Point- Aspaskjolen (2), è stato usato WR3, dato che ELFO non era ancora operativo. Nella prima sessione di registrazione, abbiamo avuto l'esperienza di una particolarissima "battaglia di Whistler". Raramente in una sola notte, è stato possibile registrare così tanti Whistlers. Questo probabilmente era dovuto ai forti temporali della nottata molto piovosa, e condizioni di tempo simile erano probabilmente presenti nel punto coniugato magneticamente nell'emisfero sud. Queste due condizioni meteo, avvenute nello stesso tempo, unite alla elevata latitudine magnetica dei siti, avevano probabilmente contribuito a creare i molti Whistlers e Hop Whistlers (3) di cui abbiamo avuto esperienza.
La seconda seduta si svolse in una notte dalle caratteristiche elettriche in atmosfera più usuali, dato che il tempo era assai migliorato con una ridotta attività elettrica in atmosfera.
In entrambe le notti non sono stati segnalati Fenomeni Luminosi di Hessdalen, almeno alla nostra zona di controllo, così che non ci è stato dato di capire se le luci potevano creare qualche connessione o attività nelleVLF.

Nelle sessioni di registrazione delle notti successive, condotte con l'ing. Andrea Cremonini del CNR/IRA di Medicina abbiamo usato il sistema ELFO, per raccogliere dati VLF, dalla Blue Box, il contenitore metallico dove sono ubicati radio e strumenti ottici. Le antenne usate erano le due a quadro , fissate sul terreno in modo da coprire un angolo di 203°, la prima e di 140°, la seconda. Durante queste sessioni, sono stati usati due computer portatili per immagazzinare direttamente i dati digitali. Uno era un GEO PC Pentium 3/700 mHz (Cremonini) che usava un software Spectrogram (oltre al software di ELFO), mentre l'altro era un Apple Power Book 3400/180 mHz (mio) con software SoundEdit per creare e analizzare come spettrogramma i file audio registrati. Dato che SoundEdit non è in grado di mostrare uno spettrogramma (tempo vs. frequenza) in tempo reale talvolta ci siamo serviti di MacTheScope (quest'ultimo anche come Analizzatore di Spettro, ovvero frequenza su ampiezza).

Durante le sessioni di registrazione di ELFO, è stato registrato un elevato numero di segnali digitali manmade sconosciuti. Molti di loro non avevano niente in comune con quelli registrati durante la Missione EMBLA2000. Sfortunatamente nella maggior parte dei casi i manmade occupano una frequenza di banda compresa tra 2.5 e 8 kHz, ed a volte anche 10 kHz. Così le emissioni presumibilmente molto deboli che noi stavamo cercando, sono risultate quasi invisibili, se presenti.
Dato che il ricevitore ELFO ha un filtro che taglia via tutto quanto al di sotto di 1 kHz, la gamma di frequenze che possiamo analizzare con una buona forma sono comprese tra 1 e 2.5 kHz e, a volte, tra 8 e 12 kHz. Le gamme più basse sembrano essere quelle più interessanti per il nostro studio ma stiamo analizzando il tutto al nostro meglio, per poter osservare qualsiasi traccia che possa essere correlata ai Fenomeni di Hessdalen.
Spesso la nostra prima impressione si è modificata durante le sessioni di registrazione e, dopo molte settimane spese ad analizzare questi file, siamo giunti alla conclusione che non abbiamo bisogno di analizzare nei più piccoli dettagli le emissioni manmade o quelle naturali conosciute. E' nostra convinzione che, allo scopo di riservare le nostre attenzioni solo a emissioni sconosciute, dobbiamo cassare dai nostri file tutte quelle emissioni conosciute (sia manmade che naturali) e concetrarsi sulle parti rimanenti, quelle in cui figurano emissioni non già catalogate.


Come dicevamo in un precedente articolo sull'attività di ricerca in VLF/ELF ("Hessdalen is a Norwegian Valley " su http://www.loscrittoio.it/Pages/FG-0901.html) sarebbe necessario creare un software che serva da filtro ed elimini all'ingresso i segnali conosciuti, lasciandoci spazio libero su quanto dobbiamo ancora capire.
Questo solo allo scopo di monitorare lo standard naturale di rumore bianco, che dobbiamo vedere come un tappeto dove "qualcosa" ci cammina sopra.
Questa è la situazione che dobbiamo raggiungere nella valle di Hessdalen nella gamma radio delle VLF/ULF.
Dobbiamo arrivare ad osservare come il fenomeno che stiamo studiando, riesce ad influenzare l'ambiente EM locale, la qual cosa può essere appena percettibile e non così facile da riconoscere. E' nostra opinione che queste piccole increspature nel rumore elettromagnetico di fondo, possono essere molto importanti per capire il Fenomeno Hessdalen.

Durante i nostri utilissimi incontri di Gruppo alla Scuola dove vivevamo, l'ing. Bjorne Gitle Hauge (4) mi parlò di una interessante Ipotesi del dr. Massimo Teodorani (5): le luci, come globi di energia entro-contenuta (Self-Contained Energy Bags), potrebbero essere presenti anche se non visibili. Queste potrebbero diventare visibili allorquando "qualcosa" succede. Molte ipotesi possono essere sviluppate per cercare di capire cos'è il particolare fenomeno che "innesca" questi globi, anche se al momento non è sicuramente chiaro il modo in cui avviene l' "innesco".

 

Ipotesi

Vorrei porre l'attenzione, comunque, su questa ipotesi di Teodorani

 

Self-Contained Energy Bags, possono essere attorno a noi anche se non visibili, come situazione non anormale nella bassa atmosfera. (5)


Questa idea intrigante mi sta accompagnando da allora. E queste sono le linee di studio che mi sento di proporre.
Se tali globi (SCEB) sono attorno a me ,si comportano come quando sono visibili, hanno un movimento di tipo casuale. Casuali sono la loro velocità, i colori, l'altezza. Ed infine, così come accade quando sono visibili, può darsi vi sia più di uno SCEB in movimento, oppure che ciascuno SCEB contenga all'interno più SCEB (più piccoli) che ruotano all'interno, intorno ad un centro mini gravitazionale (5).
Se così è e tutte le condizioni appena dette sussistono, possiamo considerare che un tale SCEB possa influenzare localmente le condizioni EM standard, si suppone ad una intensità molto bassa ed anche più bassa dopo che lo SCEB diventa luce visibile, rilasciando la sua energia nell'atmosfera. E' necessario sottolineare che la composizione interna dello SCEB, è molto importante per poterli individuare (o meno) nelle VLF, o in qualsiasi altro radio-range.
A questo proposito, le ricerche nell'ottico,nell' infrarosso e negli altri aspetti fisici, ci daranno un aiuto decisivo.

Nel tentativo di meglio visualizzare il concetto di rilevabilità dello SCEB che proponiamo, vorremmo proporre l'esempio che segue: pensiamo alla superficie calma del mare (il campo EM locale senza una particolare emissione in banda, ma tutta una serie di rumori che vanno a formare il tappeto/superficie cui si accenna); quando un pesce passa vicino alla nostra posizione, possiamo non vederlo (la SCEB, nel nostro esempio) ma possiamo vedere la perturbazione sulla superficie dell'acqua creata dal pesce stesso che passa. Questo è il modo in cui ci aspettiamo di trovarlo: gli SCEB sono invisibili ai nostri occhi ma il loro passaggio può creare perturbazioni nel campo EM locale e ciò è quanto cerchiamo di individuare.
Se lo SCEB può essere rilevato in VLF, potremmo osservare, nello spettrogramma emissioni geometriche non nitide, dalle caratteristiche Doppler (quando lo SCEB si avvicina o si allontana dalla posizione dell'antenna), a vortice (quando lo SCEB ruota nelle immediate vicinanze dell'antenna, se dovesse ruotare per qualche attimo in più in
posizione ferma rispetto alla nostra antenna, potrebbe apparire come un elemento rotondeggiante). Figure geometriche non nitide, si diceva, come se il rumore di sottofondo dovesse riunirsi attorno a punti particolari dello spettrogramma., creando segnali non nitidi nel tratto, appunto perché di debolissima ampiezza, rispetto al rumore elettromagnetico di sottofondo.
Come se l'ambiente EM stesse ospitando il volo di uno SCEB e questo suo movimento fosse rilevabile come una perturbazione del locale campo EM VLF (si ipotizza una distanza dalle antenne ricettive molto breve, intorno a un metro), supposto che lo SCEB non stia creando un segnale VLF "reale" tipo quello prodotto dalle comunicazioni digitali cui si accennava sopra. Dovremmo insomma osservare lo SCEB intermodularsi con la condizione di rumore naturale standard in modo da creare figure/perturbazioni geometriche, increspature nel rumore elettromagnetico di fondo appena percettibili.

Se questa ipotesi è giusta, dovremmo poter osservare questa situazione EM VLF lungo tutta la durata del giorno, anche non in presenza di luci visibili, in modo da verificare che tali emissioni indefinite sono realmente nello spettrogramma. Se questa ipotesi è corretta, dovremmo osservare un cambio immediato nella condizione EM quando lo SCEB si innesca e si rende visibile. Osservare allo spettrogramma un cambiamento nella banda radio in esame potrebbe farci fare un ulteriore passo avanti.

La situazione VLF potrebbe modificarsi così:
quando lo SCEB sta per rompersi, nello spettrogramma appare un segnale blast-like (a raffica), come una esplosione EM lungo la gamma delle VLF ed oltre (sia verso il basso che verso l'alto dello spettro radio) . Non appena questo è avvenuto noi dovremmo osservare il rumore EM di sottofondo rapidamente al suo stato precedente la rottura dello SCEB: qualcosa come un sismogramma durante un terremoto. Essendo a questo punto, un' emissione nell'ottico, è come se una mini esplosione potesse configurarsi nella gamma delle UHF, così come nella gamma delle VLF, almeno nella fase iniziale. Ecco perché sarebbe utile installare in parallelo una stazione di monitoraggio UHF, così come nell'infrarosso, essendo una emissione calda. Specialmente nella ricerca dello SCEB, riteniamo possa essere molto importante misurare le emissioni infrarosse in una sessione coordinata con la gamma radio VLF/ULF.

Nella gamma radio VLF, come fase successiva, dopo una tale emissione blast-like, non dovremmo osservare alcuna perturbazione da quel punto in poi, essendo la SCEB aperta, con alcuna energia all'interno da rilevare. Allo stesso tempo dovremmo ancora osservare altre SCEB muoversi attorno: sono queste SCEB influenzati in qualche modo dai fenomeni blast-like ?
Possiamo al momento fare altre supposizioni: quando le luci si spengono, scomparendo otticamente, tornano ad uno stato simile alle SCEB? Possono essere nuovamente rilevate nelle VLF? Dove va a finire l'energia che lo compone, si disperde in atmosfera, ma come?
Per osservare queste emissioni non nitide (ma anche l'evento blast-like), la Stazione VLF dovrebbe essere posta il più vicino possibile al fenomeno. Antenne estremamente performanti e un software specifico sarebbero utili a farci rilevare questi segnali, probabilmente molto deboli. In questo modo la nostra conoscenza potrebbe fare un reale salto di qualità.
Allo scopo di meglio rilevare le SCEB, propongo di installare due antenne dipolo a telaio, formate da 5 cavi ciascuna, nel luogo dove statisticamente vi è il maggior numero di apparizioni di luci/SCEB, ad una distanza di un metro l'una dall'altra, per poter collidere con le luci/SCEB e capire se la materia può creare diverse situazioni sulla seconda antenna dopo che ha impattato sul primo dipolo.
Ogni cavo dipolo deve essere collegato ad uno strumento, in modo che quando una luce/SCEB ne colpisce uno, l'altro può dirci della differenza ampiezza/forma, capace di informarci su che tipo di dati stanno giungendo dalle SCEB. Inoltre se le luci/SCEB raggiungono un altro cavo a breve distanza (un metro), possiamo capire cosa può essere cambiato, nella sua energia, dal primo contatto al secondo e misurarlo con i nostri strumenti.

Inoltre, una profonda ricerca dovrebbe essere fatta nel campo del software. E' nostra opinione, che per capire se l'ipotesi SCEB è corretta (o solo capire come le luci agiscono), abbiamo bisogno di un filtro software capace di capire il rumore EM di fondo, filtrandolo da ogni altra perturbazione che sopraggiunga, anche nelle estensioni più basse del campo EM, andando più in basso della soglia rumore elettromagnetico.
A questo punto le altre emissioni naturali e manmade conosciute non sono importanti e dobbiamo coordinare il nostro lavoro sul rumore di base alla scoperta delle increspature,. Sarà estremamente importante capire la giusta finestra temporale nel nostro spettrogramma in modo da mostrare il modo migliore per valutare queste deboli increspature. In una troppo compatta finestra-temporale dello spettro, le increspature resteranno compresse in tutti gli altri rumori ed emissioni, restando invisibili. D'altra parte con una finestra-tempo troppo larga, lo spettro dilaterà troppo le increspature, rimanendo nuovamente non visibili..

 

Analisi

Il tempo speso sopra gli spettrogrammi a scopo di analisi, ci ha portato a trovare quella che riteniamo sia la giusta finestra temporale per mostrare tali increspature. Dobbiamo ripetere che tali increspature sono estremamente deboli e dobbiamo analizzare lo spettrogramma con molta attenzione per rilevarli, almeno con gli strumenti di cui disponiamo oggi.
Abbiamo allegato alcuni spettrogrammi VLF registrati nella valle di Hessdalen nei quali possiamo effettivamente osservare perturbazioni nel campo radio VLF. Come potete vedere, sono riportate immagini, aderenti al modello che abbiamo ipotizzato.

Ci auguriamo possiate osservare attentamente questi spettri in modo da capire ciò che intendiamo.

Guardando ed analizzando questi file registrati, possiamo vedere Doppler (fig.1) in avvicinamento (fig.2) oppure in allontanamento (fig.3). A volte come una singola onda, altre volte come eventi multipli (fig.4) come se più di una (fig.5) SCEB stesse muovendosi (fig.6) attorno alle nostre antenne (fig.7).


(fig.1)


(fig-2)


(fig.3)


(fig.4)


(fig.5)


(fig.6)


(fig.7)

 

 

Naturalmente non siamo nella condizione di poter affermare con certezza che queste perturbazioni sono create da SCEB, piuttosto che avere altre origini, ma ci pare si tratti di un interessante punto di partenza per verificare se ciò che abbiamo supposto come una possibilità teorica era effettivamente osservata, proprio in tutte le condizioni ipotizzate.

Più osservazioni, più sessioni di registrazione sono da avviare, per poter confermare o meno l' ipotesi che, comunque, può essere un importante risultato di EMBLA2001: per questa via abbiamo un reale sentiero VLF (ma anche ELF) da seguire. Dopo il tempo necessitato ad analizzare i dati in entrata, potremo stabilire se questa via è un'ipotesi che si autosostanzia o meno.In quel momento avremo dati reali da proporre.
Il tipo di perturbazioni VLF/ELF che abbiamo presentato, al momento in cui stiamo scrivendo e per ciò che è a nostra conoscenza, non è stato riportato in precedenza nella letteratura scientifica.

SCEB (come sacche di energia entro-contenuta e dunque non visibile) potrebbero essere, a questo punto, un Evento Atmosferico nella geofisica terrestre non così inusuale e non confinato solamente nella valle di Hessdalen. Ma, in quel luogo (forse in altre regioni del mondo) le SCEB potrebbero trovare un particolare ambiente che le porta ad innescarsi per diventare luce visibile ai nostri occhi, rilasciando un'energia forse ancora non ben conosciuta.
Un tale ambiente potrebbe essere formato da un mix di condizioni capaci di "rompere" la SCEB: particelle spaziali, particelle atmosferiche, oppure una composizione geologica della Terra (in Hessdalen ci sono miniere di rame e corsi d'acqua superficiali e sotterranei, come anche potrebbe dare un contributo l'attività umana nella zona e le sue conseguenze sul terreno e in atmosfera.

Non solo la presente attività ma anche una passata potrebbe aver creato le condizioni per successive "rotture" di SCEB. Ma abbiamo un altro aspetto da considerare: potrebbe esistere un'anomalia gravimetrica capace di contribuire in qualche modo alla "rottura" delle SCEB? Sono state fatte misurazioni nel campo gravimetrico nella valle o in altre zone nel mondo dove fenomeni simili avvengono? Dovremmo lavorare in questa direzione, con dati raccolti via satellite direttamente sui siti, così come da terra, chiedendo magari dati relativi all'area atlantica meridionale, zona con forti anomalie gravimetriche. I satelliti potrebbero fornire dati importanti. Potrebbe anche essere utile parlare col personale d'equipaggio delle navi che usualmente incrociano in quelle acque: potremmo ottenerne informazioni importanti.

Per poter capire se differenti condizioni atmosferiche possono dare differenti risultati circa le SCEB, confermiamo che, come proposto nella Scuola ad Hessdalen, potrebbe essere utile avere una stazione ricevente VLF montata su un pallone aerostatico, posto a circa 400/500 metri dal suolo, capace di raccogliere dati da sopra la stazione a terra, controllando le differenti medie di contenuto di elettroni per metro/quadro con la stazione a terra. Probabilmente potremmo installare due stazioni portatili da porre in valle nei siti dove, statisticamente, le luci sono state registrate più spesso. Io credo che una stazione ricevente VLF in più potrebbe essere posta in un'altra valle vicina (diciamo a 5 km da Hessdalen), in modo da confrontare le due condizioni VLF, nello stesso tempo.

Dovremmo vedere le stesse emissioni non nitide , sia nella stazione di Hessdalen che nell'altra stazione ricevente dell'altra valle, mentre il supposto cambio nello spettrogramma (il "blast-like") può mostrarsi solo nello spettrogramma registrato nel luogo dove le SCEB sono aperte, solamente dove le condizioni di rumore standard sono state modificate. Dovremmo anche raggiungere un accordo per utilizzare i dati satellitari, presi direttamente sulla verticale di Hessdalen, nuovamente a scopi comparativi. i dati TEC (Total Electron Content) [Contenuto Totale di Elettroni] ottenuti dal GPS satellitare, potrebbero fornire anch'essi informazioni interessanti. Tutti questi tipi di dati potrebbero essere trasmessi dalla valle via Internet, in modo da dare alla Comunità dei Ricercatori coinvolti nel Progetto dati importanti e in tempo reale da analizzare.
Questo porterà la ricerca sul campo un passo avanti, dandoci la possibilità di crescere in ogni campo (ottico, radio, infrarosso) allo stesso modo, senza il bisogno di essere sul posto di persona, ogni giorno, ma solo per scopi manutentivi della strumentazione, così come per update scientifici, o contatti con la comunità locale.

In conclusione, ciò che veramente si trae dalla valle di Hessdalen è che le nostre conoscenze riguardo la nostra atmosfera e i suoi collegamenti con le particelle dello spazio non sono complete. Quando questo avverrà anche il Fenomeno Hessdalen sarà compreso o, se preferite, il Fenomeno Hessdalen potrà darci importanti indizi per capire queste connessioni. In ogni caso ci pare che in questa bellissima valle norvegese ci sia ancora molto da capire e si tratta di questioni di assoluta rilevanza scientifica.

 

REFERENCE

1) A. Cremonini: Ricevitore VLF a correlazione per monitoraggio di fenomeni elettromagnetici in atmosfera Università degli Studi di Bologna, Anno Accademico 1999/2000; Tesi di Laurea in Ingegneria Elettronica
2) E. Strand: Project Hessdalen at
http://www.hessdalen.org
3) R. Helliwell: Whistlers and Related Phenomena, Stanford University Press 1965.
4) B.G. Hauge: Project EMBLA, Proceeding of the "International Conference on Engineering Education"; 6-10 August Oslo, Norway;
5) Massimo Teodorani; Erling Strand; Bjorn Gitle Hauge: The EMBLA 2001 Optical Mission;
http://www.itacomm.net/ph


Ringraziamenti.

Ci sono alcune persone che voglio ringraziare profondamente. Sono le persone che hanno avuto la pazienza di ascoltarmi amichevolmente, darmi preziosi suggerimenti, assistenza tecnica ed anche le possibilità finanziarie per essere nella meravigliosa valle di Hessdalen. I loro nomi sono:

Massimo Teodorani per il suo aiuto nel permettermi di essere nel Progetto EMBLA e la sua grande assistenza scientifica durante tutto il tempo passato in valle, nonchè durante l'analisi dei dati;
Renzo Cabassi e il CIPH/ICPH/ (Comitato Italiano per il Progetto Hessdalen-Italian Committee for Projetc Hessdalen), per la loro amicizia, il supporto finanziario ed assistenza in generale che mi ha permesso di essere in Hessdalen;
Erling Strand, responsabile del Project Hessdalen, per tutte le informazioni che mi ha dato durante i giorni in valle e durante l'analisi dei dati. Inoltre mi ha dato l'uso di un'auto, così come il posto dove vivere in Hessdalen con la mia famiglia;
Andrea Cremonini, Bjorn Gitle Hauge, Simona Righini per le loro importanti conversazioni scientifiche nella scuola, ed il loro aiuto con la mia piccola e dolce Marina;
Dennis Gallaghe della Marshall Space Flight Center per i suoi suggerimenti scientifici;
William Taylor e William Pine del NASA-INSPIRE Project, Goddard Space Flight Center per la loro assistenza scientifica durante l'analisi dei dati;
Luigi Ciraolo, Luciano Cianchi e Paolo Moretti, tutti del CNR-IROE-Firenze; così come Cesare Tagliabue, I5TGC; per il loro supporto scientifico, dopo il mio periodo ad Hessdalen;
Peder Skogaas per la sua amicizia ed il suo impegno nel coordinare il nostro lavoro con gli abitanti, un elemento importante per coordinare le prossime missioni in valle;
Stelio Montebugnoli e Jader Monar del CNR-IRA-Medicina, Bologna, Bologna, per il loro aiuto scientifico;
Jonathan Tisdall giornalista del quotidiano AFTENPOSTEN per il suo aiuto a trovare notizie della valle e della Norvegia;
Caroline Korsvollgiornalista del settimanale DAGLBLADET, per il suo simpatico articolo sul nostro lavoro in valle;
Ellin Brattas con suo marito Birger e Bjiorne Lillevold con la moglie Hallfrid, residenti ad Hessdalen, per averci dato molte informazioni circa le luci e come gli abitanti della valle hanno convissuto col fenemeno anche nei tempi passati

Un ringraziamento a tutti i norvegesi incontrati durante
la nostra permanenza in valle per il loro supporto
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