Luglio 2000. Nasce il Comitato Italiano per il Progetto Hessdalen (CIPH) ed è composto da 9 promotori dell'area emiliano-romagnola: Renzo Cabassi, Nico Conti, Roberto Labanti, Maurizio Morini, Marco Orlandi, Marco Piraccini, Roberto Raffaelli, Massimo Silvestri e Alessandro Zabini.Quello che segue è il Report Conclusivo di un anno di attività del nostro Comitato. Un anno un po' più lungo del canonico di 365 giorni, poiché parte dal luglio 2000 e si conclude alle soglie dell'autunno 2001.
In questi due anni di attività il Comitato ha al suo attivo due missioni internazionali per complessivi 55 giorni di trasferta e quattro persone impegnate. Le missioni hanno rappresentato oltre mille ore-uomo di lavoro sul campo che hanno prodotto una decina di riprese video e video-spettrografiche, alcune centinaia di immagini fotografiche e oltre 6 Gb di dati nel campo radio. Si è partecipato con relazioni a quattro workshop e seminari internazionali organizzati in Norvegia (2 dall'Østfold University College-Embla 2000) e in Italia (Istituto di Radioastronomia di Medicina, CNR/IRA -Medicina, BO, 31 maggio 2001-; ESA ESRIN -Frascati (RM) 21-23 maggio 2001-). Sono stati prodotti contributi originali ed articoli pubblicati su varie riviste nazionali ed internazionali, sia scientifiche e di divulgazione scientifica, che d'informazione. Abbiamo rilasciato, sia direttamente che attraverso i nostri ricercatori, interviste radiotelevisive a emittenti nazionali ed estere e siamo stati invitati a trasmissioni in qualità di ospiti. Il Comitato ha partecipato a convegni, conferenze pubbliche e seminari su argomenti a volte anche solo parzialmente connessi ai Fenomeni "Hessdalen-Like". Abbiamo acquisito, inoltre, un buon posizionamento su INTERNET sia grazie al nostro sito ufficiale, ospitato dalla Sitesolutions di Calderarara di Reno, Bologna, sia attraverso link da altri siti o citazioni su periodici telematici. I maggiori motori di ricerca nazionali ed internazionali sono già in grado di restiture decine di pagine di riferimento al nostro lavoro attraverso parole chiave come HESSDALEN, TEODORANI, (CIPH) COMITATO ITALIANO PER IL PROGETTO HESSDALEN, STRAND, HAUGE, ØSTFOLD COLLEGE....Una Commissione Scientifica multidisciplinare interna determina, a partire dal 2002, le linee di ricerca sui progetti annuali del CIPH.
2001: Report di Missione
Dopo quattro settimane di permanenza in zona, si è conclusa il 22 agosto la missione scientifica italiana nella valle di Hessdalen, in Norvegia, dove appare con una certa ricorrenza un enigmatico fenomeno luminoso in atmosfera.
Il gruppo, guidato dall'astrofisico Massimo Teodorani, collaboratore del CNR, Consiglio Nazionale delle Ricerche e consulente scientifico del CIPH per le missioni EMBLA 2000 ed EMBLA 2001, era composto, oltre che da Teodorani, da Simona Righini, laureanda in astronomia all'università di Bologna, Andrea Cremonini, ingegnere elettronico del CNR/IRA, Flavio Gori, coordinatore per l'Europa del programma per lo studio delle emissioni radio a lunga e lunghissima onda NASA/INSPIRE.
In agosto e per due settimane, inoltre, sono stati raggiunti da Stelio Montebugnoli, direttore tecnologo del radiotelescopio di Medicina (Bologna) e responsabile del programma SETI in Italia, Jader Monari e Marco Poloni, sempre dell'istituto di radioastronomia (IRA) del CNR di Bologna.
La missione EMBLA 2001, finanziata e organizzata dal Comitato Italiano per il Progetto Hessdalen, ha potuto contare sulla collaborazione dell'Agenzia di viaggi Pomodoro Viaggi, del gruppo Banca di Bologna.
Oltre ad una ulteriore messa a punto della strumentazione radio-elettronica la spedizione italiana intendeva in particolare acquisire dati ottici sul fenomeno. Si voleva cioé documentare l'aspetto di questi fenomeni luminosi, e, nel contempo, rilevare e tentare una registrazione spettrografica, come si usa in campo astronomico con pianeti e stelle, anche con strumentazione concessa in uso dall'Associazione Astrofili Imolesi.Sono state acquisite molte riprese, sia video che fotografiche, degli eventi, assieme ad alcuni spettri a bassa risoluzione. Ciò ha permesso di raggiungere gli obiettivi scientifici essenziali richiesti che prevedevano l'utilizzo di tecniche sia fotometriche che spettroscopiche.
Una parte dei dati è stata già sottoposta a pre-processing, grazie alla disponibilità di sofisticati software appositamente scelti e adattati, ed implementati su notebook GEO Prodigy 840 messoci a disposizione dalla Media Planet di Bologna, ed è ora in corso la fase di post-processing che si prolungherà molto probabilmente per i prossimi due, tre mesi. Questa prima fase di elaborazione immagini, ha permesso di ampliare la conoscenza del quadro complessivo della morfologia e della dinamica del fenomeno luminoso, e fornito preziose informazioni in merito al suo reale meccanismo di irraggiamento.
Un modello fisico, fondato direttamente sui dati raccolti e che descrive la nascita e la 'morte' di una tipica 'sfera di luce', è tuttora in fase di sviluppo.In territorio norvegese la missione italiana ha potuto contare sull'importante collaborazione dell'Østfold College nelle persone di Erling Strand, leader del Project Hessdalen, e Bjørn Gitle Hauge, responsabile norvegese del Progetto EMBLA (un programma di collaborazione culturale ed interscambio tecnico tra Norvegia e Italia), i quali inoltre hanno proseguito il loro lavoro di aggiornamento della stazione automatica di rilevamento (AMS), meglio conosciuta come 'Blue Box' che tiene sotto costante monitoraggio la zona delle ricerche. La stazione è già diventata pienamente operativa nella nuova configurazione con doppia video-camera digitale a colori e con un radar e alle ultime fasi di messa a punto hanno partecipato anche componeni della nostra Missione.
I ricercatori norvegesi hanno collaborato anche alle necessarie operazioni cartografiche al fine di tentare di identificare le zone precise di apparizione del fenomeno, guidando i ricercatori italiani in estensive escursioni nelle aree di interesse fenomenologico.
Erling Strand ha inoltre organizzato sul poto un Workshop sullo status attuale della ricerca e sui progetti futuri, dove oltre allo stesso Strand, Hauge, Montebugnoli, Teodorani, Righini e il geofisico norvegese esperto di radar Richard Norland, hanno presentato i propri contributi. In particolare, Teodorani ha presentato, in via preliminare, anche una parte dei dati acquisiti nel corso della stessa missione.Con l'analisi dei dati, incomincia così a diradarsi il mistero delle luci di Hessdalen. Dati che sono stati rilevati in particolar modo con l'utilizzo della telecamera digitale CANON XM-1 fornita dalla CANON Italia per interessamento dell'azienda bolognese CODAM. è con questo strumento, infatti, anche a causa delle condizioni meteorologiche avverse che non pemettevano l'uso di strumentazione più specifica, che sono stati aquisiti il maggior numero di dati. Come ad esempio i 4800 frames di un unico evento che hanno permesso l'analisi sequenziale di un "Fenomeno Hessdalen" nello spazio e nel tempo, che se anche limitato (poco più di 3 minuti) rappresentano pur sempre un evento eccezionale su questo fenomeno, che, ricordiamo, è casuale e transitorio.
E la realtà che avanza è molto, molto più stimolante di qualsiasi ipotesi fantascientifica."Da quanto è emerso fino ad ora si possono avere alcune informazioni" dice Massimo Teodorani. E aggiunge: "L'analisi fotometrica dei frames video e fotografici, mostra che il fenomeno luminoso, che in apparenza si presenta in forma di "sferoide di luce", in realtà sembra composto da molte 'mini-palle di luce' che tendono a vibrare in modo caotico attorno ad un comune baricentro con una frequenza dell'ordine della frazione di secondo".
Quindi precisa: "L'analisi spettroscopica, mostra uno spettro termico con planckiana a circa 6.500 °K, con sovrapposte una miriade di righe di emissione, alcune delle quali intensissime. Tenteremo di effettuarne una precisa identificazione spettro-chimica, ma è possibile, fin da ora, confermare che alcune di queste righe sono dovute all'azoto e in parte all'ossigeno"
"Molto interessante - continua Teodorani - il fatto che a distanza di pochissimo tempo nello spettro successivo della sequenza l'intensità delle righe varia drasticamente: alcune diminuiscono o scompaiono, mentre altre si intensificano o ne appaiono di nuove. Ciò avviene mentre il fenomeno 'pulsa' in maniera irregolare. Le righe di emissione si formano in un alone dove il gas atmosferico, una volta eccitato, va soggetto a ricombinazione (righe dell'azoto, dell'ossigeno)".Quelle di oggi sono informazioni ovviamente preliminari. Però, per quanto riguarda la "visualizzazione" del comportamento del fenomeno, si hanno certamente dati innovativi.
Sulla determinazione della natura o sulle cause del fenomeno, occorrerà moltissimo lavoro e, al momento, il Comitato Italiano per il Progetto Hessdalen, Massimo Teodorani e i ricercatori italiani e norvegesi non intendono fare affermazioni impegnative. Un'ipotesi però si può avanzare. E' sempre Teodorani ad affermare: ".....postulo la possibilità che il fenomeno di luce (inteso come 'pura sfera luminosa') sia tenuto assieme da una 'forza centrale' che simula la gravità: forse un monopolo magnetico, o addirittura qualcosa di simile ad un mini buco-nero. Questo solamente per esemplificare".
Il problema di queste luci non sta tanto nella luce prodotta in quanto tale, quanto nella forza centrale che le provoca. La luce è senz'altro dovuta a gas atmosferico ionizzato ed eccitato. In sostanza Teodorani ritiene con cautela che si possa trattare di un plasma confinato (magneticamente, con ogni probabilità) dalla forza centrale."Viene da pensare - sottolinea l'astrofisico cesenate - ad un modello teorico che simula una specie di 'mini-stella confinata magneticamente' che sta in equilibrio grazie al fatto che la forza centrale è bilanciata dalla pressione dei gas ionizzati".
"Ritengo infatti che i gas si ionizzano - conclude Teodorani - quando cadono nell'ergosfera (o buca di potenziale) della forza. Il problema ultimo sta tutto qui: trovare la natura della forza centrale e tentare di riprodurla "
Bologna 30/11/01
Renzo Cabassi